autofagia meccanismo
AutofagiaBenessere fisico
13.04.2021

L’autofagia e i suoi fattori scatenanti: favorire il rinnovo cellulare

La natura sa bene come riciclare i prodotti di scarto. Lo stesso vale per il nostro corpo, il quale possiede un processo per le nostre cellule: l’autofagia.

L’autofagia è il processo con cui le nostre cellule “riciclano” alcune loro sostanze di rifiuto, ovvero si nutrono di proteine e altro materiale inutilizzato.

Un meccanismo che favorisce l’eliminazione di alcuni scarti potenzialmente dannosi e nel contempo permette alla cellula di approvvigionarsi di nuova energia.

L’autofagia cellulare partecipa in modo importante a mantenere l’equilibrio tra la sintesi, la degradazione e il riciclaggio dei prodotti cellulari, ma questo processo viene attivato dall’organismo in maniera particolarmente significativa solo in alcune circostanze critiche.

Ad esempio, nel momento in cui una cellula si trova in uno stato di carenza di sostanze nutritive, per cercare di sopravvivere “sacrifica” alcuni sue parti per fornire energia alle funzioni essenziali.

Un premio Nobel per la ricerca sull’autofagia

Di autofagia si è iniziato a parlarne già nel 1963, ma è solo nel 1990, con le ricerche del giapponese Yoshinori Ohsumi, che è stato introdotto un “nuovo paradigma” nel comprendere come le cellule riciclino le sostanze di scarto. Per questa scoperta il professor Ohsumi ha ricevuto nel 2016 dal Karolinska Institutet il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.

L’autofagia diminuisce con il tempo

Con il passare dell’età il meccanismo dell’autofagia perde di efficacia e nelle cellule si accumulano sempre più materiali di scarto, veri e propri rifiuti, con un progressivo “danno da invecchiamento”. Per questo motivo l’autofagia riveste un ruolo cosi importante per la longevità.

Come stimolare l’autofagia

Possiamo intervenire per attivare l’autofagia con attività mirate come un intenso esercizio fisico, tramite la restrizione calorica o il digiuno.

Oggi abbiamo per voi 4 consigli per stimolare l’autofagia:

1. Esercizio fisico

L’esercizio fisico regolare è sempre raccomandato per mantenere l’organismo in salute, questo è noto. Forse però non sapete che l’esercizio fisico, specie se intenso, può avere un effetto positivo anche sulle nostre cellule.
L’allenamento intervallato ad alta intensità o quello di resistenza sono particolarmente adatti a sostenere il processo di riciclo e rinnovamento cellulare. Basta una sessione di allenamento di circa 30 minuti ogni due giorni per contrastare la riduzione del rinnovamento cellulare e fornire un supporto ottimale al nostro corpo.

2. Digiuno

Nutrizione e autofagia sono collegate. Nel 2016 il professor Yoshinori Ohsumi è stato il primo a dimostrare che l’autofagia è attivata da una riduzione dell’assunzione di cibo.

Il cosiddetto processo autofagico si avvia se l’assunzione di energia dagli alimenti è ridotta almeno del 10-50% per un tempo pari o superiore a 14 ore. Grazie a questa limitazione calorica, gli organelli cellulari danneggiati vengono rivestiti da una membrana e “digeriti”: in questo modo inizia l’autofagia.
Il digiuno intermittente è una pratica alimentare attuale che si basa su questo meccanismo. A differenza delle normali diete, il digiuno intermittente non è incentrato su determinati alimenti ma sul tempo. Le persone mangiano cibi “normali” e sani, ma interrompono la loro assunzione per diverse ore o giorni, con un digiuno completo. Durante queste pause tra i pasti viene stimolata l’autofagia, come dimostrato da Yoshinori Ohsumi nella sua ricerca.

3. Dieta

Di conseguenza, l’interruzione dell’assunzione di cibo aiuta a stimolare il rinnovamento cellulare. Tuttavia possiamo sostenere ulteriormente il processo di autofagia con una dieta ben pianificata. Molto semplicemente, fornendo intenzionalmente al nostro corpo alimenti e nutrienti importanti che stimolano l’autofagia. Un esempio: il caffè nero. Si può bere caffè nero durante il digiuno senza diminuire l’effetto del digiuno stesso. La dieta chetogenica è anch’essa collegata al processo di autofagia del corpo, così come la limitazione del consumo di grassi e la riduzione di carboidrati e proteine favoriscono il processo di autofagia.

4. Spermidina

Anche l’assunzione di spermidina, una poliammina naturalmente presente all’interno di alcuni alimenti e nelle nostre cellule, può stimolare l’autofagia. Evidenze scientifiche hanno suggerito che una dieta ricca in spermidina, oltre a promuovere il processo di autofagia, potrebbe anche essere associata a un ridotto rischio di patologie correlate all’invecchiamento.

Conclusioni

In situazioni difficili, di forte stress, o con l’avanzare dell’età, può essere una buona idea sostenere il processo di autofagia del corpo. È necessario un livello sufficiente di esercizio fisico, digiuno intermittente, una dieta equilibrata o assumere regolarmente spermidina. Le cellule del nostro corpo rispondono a queste attività che stimolano l’autofagia.

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