Cos’è l’autofagia?

L’autofagia è il processo con cui le nostre cellule “riciclano” alcune loro sostanze di rifiuto, ovvero si nutrono di proteine e altro materiale inutilizzato.

Un meccanismo che favorisce l’eliminazione di alcuni scarti potenzialmente dannosi e nel contempo permette alla cellula di approvvigionarsi di nuova energia.

Il processo di autofagia consente alla cellula di riciclare materiale inutilizzato, rinnovando la funzione cellulare.

autofagia cellulare
premio nobel medicina autofagia

Il fenomeno dell’autofagia è stato descritto per la prima volta nel 1963. Tuttavia, solo nel 1990 il meccanismo sottostante è stato completamente decodificato dal ricercatore giapponese Yoshinori Ōhsumi.

Dopo molti esperimenti con cellule di lievito, Ōshumi è riuscito a scoprire le basi genetiche dell’autofagia.
Nel 2016 il professor Yoshinori Ōshumi, per questa scoperta, è stato insignito del Premio Nobel per la Medicina.

I benefici dell’autofagia:

  • Rimozione delle proteine degradate
  • Riciclo delle proteine restanti
  • In caso di digiuno rappresenta un’importante risorsa interna di nutrienti per la produzione di energia

Invecchiamento e autofagia.

Con l’avanzare dell’età, considerati i numerosi effetti benefici per la salute attribuiti all’autofagia, ci si chiede: come possiamo stimolare questo processo?

Come possiamo attivare l’autofagia?

È noto che l’autofagia viene attivata in vari modi, attraverso un intenso esercizio fisico, tramite la restrizione calorica e il digiuno.

Quando ci troviamo in situazioni di stress, come ad esempio una carenza nutrizionale, l’autofagia si attiva per sostenere il corretto funzionamento della cellula e favorirne la sopravvivenza. In altre parole, se assumiamo meno energia attraverso l’alimentazione, il nostro corpo ne riconosce la mancanza cercandone altra attraverso l’autofagia. Un modo per attivare l’autofagia è la restrizione calorica, ovvero una riduzione dell’assunzione di cibo*.

autofagia

Dove si colloca la spermidina?

Una dieta basata sulla restrizione calorica non sempre è adatta a tutti e può comportare problematiche fastidiose o difficili da gestire.

Circa 10 anni fa gli scienziati dell’Università di Graz in Austria, sotto la guida del professor Frank Madeo, hanno rilevato la correlazione tra la spermidina e il processo di autofagia.

Quindi integrare la propria dieta con spermidina, una poliammina estratta naturalmente, può attivare l’autofagia e di conseguenza esercitare un ruolo nel mantenimento delle normali funzioni cardiovascolari, nei processi legati alla neurodegenerazione, nelle patologie infiammatorie e, in generale, nelle patologie associate all’invecchiamento.

* Per qualunque consiglio alimentare e prima di intraprendere una qualunque dieta è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico.

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